La prodigiosa conversione di una povera miscredente di Manuela

14 agosto 2011 - Scritto da: La Scimmia Vedi tutti i post di La Scimmia

Mi sono chiesta spesso quanto di vero ci fosse in certe trasmissioni televisive, quelle in cui la gente si ritrova dopo uno svariato numero di anni. La formula è sempre la stessa: uno studio allestito in modo tale da fornire l’impressione di essere un intimo salotto di casa, una vasta platea gremita di gente in trepidante attesa, una conduttrice che narra la storia strappalacrime di un affetto interrotto per i motivi più disparati, un ospite che potrebbe rappresentare perfettamente il vicino della porta accanto (una precisa proiezione di noi stessi che fa aumentare vertiginosamente il nostro coinvolgimento emotivo), la suspense creata ad arte dall’attesa e….voilà,il gioco è fatto! All’improvviso da dietro le quinte sbuca il “soggetto smarrito” e al grido di una famosa frase che ha fatto la storia della televisione entrando di prepotenza nell’uso comune del linguaggio, scatta il fatidico incontro. Il pubblico applaude ed i “ritrovati” si abbracciano pronunciando parole che nella maggior parte dei casi il pianto rende incomprensibili. Il momento è toccante e coinvolgente, tutti hanno gli occhi lucidi e inspiegabilmente anche la conduttrice che ormai dovrebbe avere un callo professionale in simili situazioni. Forse più verosimilmente sta recitando una parte per esigenze di copione ma a tutti fa piacere credere che sia una reazione sincera e spontanea. Ebbene, ho fatto questa premessa per dire quanto io possa fortemente detestare questo tipo di programmi. Ho sempre sospettato che i loro fruitori fossero persone semplici, magari invischiate in esistenza talmente prive di emozioni da ridurle a mendicarne in quelle degli altri. Alla vista di lacrime ed abbracci, venivo puntualmente pervasa da un disappunto che, rasentando la stizza, mi portava ad emettere giudizi severi e negativi riguardo alla deplorevole commercializzazione di sentimenti privati per uso pubblico. Ma si sa che la vita è uno spettacolo che si avvale di un regista ironico e pronto a stupire gli spettatori con rocamboleschi colpi di scena ed un susseguirsi vertiginoso quanto inaspettato di avvenimenti, mi costringe ad un repentino cambio di ruolo: non più una critica e spietata critica ma un’incredula ed attonita protagonista di un film con finale a sorpresa. Da un lato è un duro colpo per il mio orgoglio che si trova costretto a rivelare il suo lato debole, dall’altro bisogna saper ammettere quanto a volte sia gradevole abbassare la guardia per permettere alle suggestioni di permearti. La corazza che ho eretto a protezione delle mie fragilità funziona a dovere ma spesso assume la forma di un mostro affamato che si nutre di emozioni divorandole prima del loro arrivo a destinazione. Ma per quanto i miei collaudatissimi sistemi di autodifesa possano essere efficaci, non ritengo umanamente possibile rimanere imperturbabili di fronte a certi accadimenti ed ecco che la telefonata di una persona speciale dopo appena…33 anni, mi costringe ad una resa incondizionata nella quale stavolta non troverò nulla di disonorevole. Per onestà intellettuale dovrei dire che al termine della suddetta telefonata, mi sarei meritata che una voce fuori campo mi schernisse facendosi beffa della mia commozione. Non avrei avuto alcuna autorità per controbattere, né tanto meno sarei stata in alcun modo credibile. Come orgogliosa appartenente di spicco alla categoria dei seguaci di San Tommaso, non mi resta che riconoscere che i miracoli esistano e rallegrarmene. Espierò il mio peccato di presunzione mettendomi in ginocchio sui ceci e recitando ad alta voce per cento volte la preghiera tanto cara a Santa Raffaella Nostra Signora della televisione:”Carramba che sorpresa!”.

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